DPI e certificati falsi: cosa sapere

In questi giorni non facili, la paura di ammalarsi si è unita a quella di non aver usato protezioni idonee e non per colpa nostra. Sui giornali si legge che probabilmente alcuni dei dispositivi che abbiamo usato e che stiamo usando per proteggerci non sono sicuri. Vogliamo fare un po’ di chiarezza sul processo che porta a certificare i DPI e su come si può riconoscere se il nostro dispositivo è conforme oppure se siamo stati ingannati. Può sembrare difficile, ma se continuate a leggere troverete degli strumenti utili per non essere ingannati.

Come funziona la certificazione delle mascherine e dei DPI

In un precedente articolo avevamo scritto della certificazione CE chiarendo la differenza, anche normativa, tra mascherine chirurgiche e DPI. 

I DPI, quindi FFP1 - FFP2 - FFP3, devono essere certificati per la loro conformità agli standard di sicurezza richiesti dagli Enti certificatori accreditati. Un Ente, per certificare un prodotto, deve essere accreditato per quella specifica certificazione.

Posto che un Ente venga accreditato per certificare il prodotto, esso esegue degli esami iniziali sul prodotto (nel nostro caso sui DPI e mascherine), e in seguito fa dei controlli a campione sull’intera produzione. Quindi, l’Ente certificatore non controlla ogni singolo prodotto la cui coerenza con il campione dato al certificatore rimane di competenza e responsabilità  del fornitore del prodotto.

 

Come dichiarato da Fabrizio Pregliasco, virologo e direttore sanitario dell’Irccs Galeazzi di Milano in un’intervista all’agenzia di Stampa DIRE: “C’è un meccanismo di sottrazione delle regole, come sempre in tutte le cose, che però non ci deve allarmare: non è detto che sia colpa del certificatore, è la ditta che invia lotti di prodotto all’ente certificatore e che, dopo aver ottenuto la validazione, può mettersi a fare qualcosa di diverso.”

Il caso FFP2 certificate 2163

Tra i casi giornalistici/televisivi scoppiati in questi giorni vi è quello delle FFP2 certificate 2163. Il 2163 è il codice di un Ente turco che è legalmente accreditato per certificare i DPI. L’ente certificatore è l’Universal. All’Universal si rivolgono diversi produttori di dispositivi di protezione individuale i quali si assumono la responsabilità di rispondenza dell’intera produzione con quello del campione dato per la certificazione. 

 

A rispondere alle accuse di non validità di tutti DPI con certificazione 2163, ancora prima dell’Ente certificatore, sono state le farmacie. Riportiamo la nota delle Farmacie comunali riunite attraverso la voce del direttore Egidio Campari: "Queste mascherine sono autorizzate dal Ministero della Salute e certificate secondo protocolli CE. In caso di problematiche con prodotti farmaceutici, arrivano sempre comunicazioni ufficiali per eventuali revoche. Per ora, questa agitazione è del tutto immotivata, considerato che non abbiamo ricevuto nessuna notifica riguardo alle mascherine 2163. Bisognerebbe, nel caso, fare accertamenti su un lotto".

Il caso FFP2 certificate 2163 cosa dice l’ente

Di seguito uno stralcio del comunicato dell’Universal (ente certificatole 2163).

“Le mascherine FFP2 certificate 2163 sono a norma e "l'intero processo di certificazione è gestito in conformità con il sistema di marcatura CE stabilito nell'ambito della Unione europea". Come tutti gli enti certificatori, Universal Certification esegue esami iniziali sul modello di mascherina e in seguito conduce controlli a campione sulla produzione in serie, per verificare che la qualità del prodotto sia omogenea con quella verificata nei test. Non è possibile per nessun ente certificatore verificare ogni singola mascherina prodotta sulla base del tipo certificato. Inoltre, non corrisponde a realtà che i tempi di esame e approvazione di Universal Certification siano più rapidi. Tutte le fabbriche sono soggette ad audit in loco e il tempo medio di certificazione di Universal Certification varia da due a tre mesi, che è di fatto meno rapido rispetto ad altri enti certificatori.” 

Come sapere se una certificazione è valida

Come sapere se una certificazione è valida

La confusione è tanta e le preoccupazioni dei cittadini sono giustificate dalla serietà dell’argomento. C’è un modo per sapere se il DPI acquistato è conforme e se l’ente certificatore è accreditato per quella certificazione. Basta andare sul sito dell’Unione Europea e usare il motore di ricerca interno messo a disposizione di tutti i cittadini per controllare

 

Non solo. Come scrivevamo in un precedente articolo, è possibile che alcuni DPI siano stati validati in deroga dall’Inail. Sul sito dell’Inail è disponibile l’elenco dei prodotti validati in deroga DPI Covid-19

Come verificare se un certificato DPI è conforme

Di seguito troverete alcuni requisiti utili per verificare se un certificato DPI è conforme o no. Questo elenco è stato ripreso dal sito Accredia, l’Ente Unico di accreditamento per l’Italia.

  a) nome e numero diidentificazione dell’organismo notificato; b) nome e indirizzo del fabbricante e, qualora la domanda sia presentata dal mandatario, nome e indirizzo di quest’ultimo;

 c) identificazione del DPI oggetto del certificato (numero del Tipo);

 d) dichiarazione in cui si attesta che il Tipo di DPI soddisfa i requisiti essenziali di salute e di sicurezza applicabili;

 e) se le norme armonizzate sono state applicate in tutto o in parte, i riferimenti di tali norme o parti di esse;

 f) se sono state applicate altre specifiche tecniche, i loro riferimenti;

 g) se del caso, il livello di prestazioni o la classe di protezione del DPI;

 h) per i DPI prodotti come unità singole per adattarsi a un singolo utilizzatore, la gamma delle variazioni consentite dei parametri pertinenti sulla base del modello di base approvato;

 i) la data di rilascio, la data di scadenza e, se del caso, la data o le date di rinnovo;j) le eventuali condizioni connesse al rilascio del certificato;

 k) per i DPI della categoria III, una dichiarazione secondo cui il certificato deve essere utilizzato solo in combinazione con una delle procedure di valutazione della conformità di cui all’articolo 19, lettera c).